Gomez

Gomez e Morticia

Il più piccolo dei levrieri è un cane di razza italiana. Non più alto di 38 cm. al garrese, l'aspetto atletico del velocista che richiama subito alla mente quello del wippett, esile solo perché di dimensioni ridotte ma solido e muscoloso per quanto possa sembrarlo un cane che non deve superare i cinque chili, ben vestito di una pelle sottilissima, come di seta, che avvolge una muscolatura lunga e ben disegnata: è il Piccolo Levriero Italiano, una delle razze la cui paternità spetta all'Italia, anche se le sue origini sono sicuramente orientali ed oggi è più diffuso altrove che da noi.

Anna con Morticia

È un aristocratico per tradizione: da sempre ha abitato le stesse case dei re, dei principi, delle cortigiane e degli artisti. Può vantare, in questo senso, un curriculum d'eccezione che è anche la prova della sua antichissima origine. Quasi cinquemila anni fa ha lasciato la prima traccia di sé: uno scheletrino di piccolo levriere fu trovato dalla Egypt Exploration Society sepolto presso la tomba di Her-Neit, una regina egizia. Da allora sembra che tutte le civiltà che seguirono non abbiano potuto fare a meno di condividerne la compagnia. Lo testimonia la ricca iconografia dei vasi, delle sculture e delle pitture elleniche, appule ed etrusche. Un piccolo levriere non mancò nemmeno nelle case dei patrizi romani: ne parlano Claudiano, Virgilio e Petronio che descrive, nel Satyricon, le allegre esibizioni di questi cagnetti tutto pepe.
Dal Medio Evo al Rinascimento non ci fu corte che non lo allevasse: Giotto, Pisanello, Vivarini, Paolo Uccello, Tiepolo, Michelangelo e tanti altri lo hanno ritratto nei loro dipinti con una tale dovizia di particolari e in tanti atteggiamenti che non si può avere alcun dubbio sulla sua diffusione. Alla corte dei re il piccolo levriere divise la compagnia di Luisa di Savoia, fu compagno di giochi di Luigi XIII e non mancò al cospetto del Re Sole e di Luigi XV. In Germania Federico il Grande, Re di Prussia, se lo portava anche in guerra. In Inghilterra era alla corte di Riccardo III, di Carlo I che li preferì anche a quegli Spaniels che da lui presero il nome, poi della regina Anna Stuart. Nemmeno la grande e terribile Caterina, imperatrice di Russia, seppe resistere alla eleganza e alla vivacità di questo cagnetto forse perché ne apprezzava la dedizione fiera, mai servile.

Grazioso ed elegante, il piccolo levriere è stato in realtà anche un grande cacciatore. E pure questa sua attitudine può ampiamente provarla: torace ampio, arti allungati, ventre retratto, muscoli lunghi e grande nevrilità; una vera macchina da corsa che con i suoi 60 km. orari di velocità può tener dietro a lepri e conigli: uno sportivo insomma di grande tempra e con le... carte in regola. Tanto in regola che a caccia il piccolo levriero italiano fu ampiamente impiegato. Qualcuno lo preferì, per la piccola selvaggina, anche ai levrieri di taglia più grande e Galeazzo, duca di Milano, li usò abitualmente in brughiera.
Oggi però questo nostro piccolo grande cane non vive più dei fasti del suo passato. Apprezzato più all'estero che nella sua terra d'origine, meriterebbe una maggiore attenzione. Ma ci vorrebbe un efficace antidoto alla nostra cronica esterofilia.

 

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